domingo, novembro 20

220. Vabbè, saremo brevi

Temporàriamente fora de serviço.

UN CHIMICO
(F.De Andrè - G.Bentivoglio - N.Piovani)

Solo la morte m’ha portato in collina:
un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
per bivacchi di fuochi che dicono fatui,
che non lasciano cenere, non sciolgon la brina,
solo la morte mi ha portato in collina.

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposar gli elementi a farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore,
affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

Guardate il sorriso, guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso, lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore,
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

Che strano andarsene senza soffrire,
senza un volto di donna da dover ricordare,
ma è forse diverso il vostro morire
voi che uscite all’amore, che cedete all’aprile,
cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Primavera non bussa, lei entra sicura,
come il fumo lei penetra in ogni fessura,
ha le labbra di carne, i capelli di grano,
che paura, che voglia che ti prenda per mano,
che paura, che voglia che ti porti lontano.

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare,
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare,
soltanto la legge che io riesco a capire.

Fui chimico e no, non mi volli sposare,
non sapevo con chi e chi avrei generato:
son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d’amore
e qualcuno dirà che c'è un modo migliore.

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